Vajont: sono tutti Dc gli uomini dello scandalo
Si era detto, durante il processo per lo «sporco affare» delle licenze del Vajont, che c'erano altri responsabili oltre agli imputati, e altri casi, riguardanti l'uso delle provvidenze governative, sui quali far luce. La fretta con cui si è chiuso il procedimento di Pordenone, le miti sentenze erogate solo per tre imputati e l'assoluzione per altri, alcune stranezze di procedura come il mancato interrogatorio di un imputato mai sentito né in istruttoria né in dibattimento, hanno confermato l'impressione nella opinione pubblica che si sia voluto chiudere in fretta un capitolo che scottava.
Avevamo già scritto che il presidente della commissione provinciale che avallava le pratiche per la ricostruzione del Vajont, l'avv. Vinicio Turello allora presidente della Provincia di Udine e attualmente capogruppo democristiano al Consiglio regionale, aveva le sue responsabilità nella faccenda, quanto meno per il mancato controllo sulle garanzie dei richiedenti i contributi dello Stato, sulla loro reale volontà di impiantare attività produttive, così come la legge per la ricostruzione delle zone disastrate indicava chiaramente.
Al processo di Pordenone si è dimostrato che due società locali furono costruite sul nulla. Era tutto fittizio, compresi gli stati di avanzamento per la costruzione degli stabilimenti, avallati dalla commissione provinciale (ovvero Turello) solo sulla base di fotografie scattate ad hoc si era portato sul posto qualche autocarro e qualche uomo che sterrava il terreno e questo era bastato per ottenere gli acconti dallo Stato.
Tutto il processo e la stessa sentenza ebbero una ripercussione negativa nell'opinione pubblica. Qualcuno ha voluto vederci chiaro riguardo ad altre società che hanno ottenuto cospicui fondi dallo Stato.
Ed ecco le prime scandalose risultanze. Proprio ieri il settimanale locale friulano «In uàite»> (fr., "in guardia") ha pubblicato un dossier che riguarda un'altra delle società sorte con i fondi del Vajont, la «Aprilia Marittima SpA» con sede in Lignano Sabbiadoro. Il giovane direttore del settimanale, Mauro Tosoni, ha condotto una sua inchiesta, scoprendo cose assai interessanti sul personaggio Turello, su molti suoi amici e colleghi di partito e sulla destinazione di quasi tre miliardi ottenuti dallo Stato, il 70 per cento a fondo perduto e il 30 per cento con mutuo al 3 per cento di interesse. Tre miliardi del 1971, naturalmente.
La «Aprilia Marittima» viene costituita il 15 maggio 1970. Per far cosa? Per quale attività produttiva? Con quale capacità di assorbire mano d'opera, visto che questi erano i presupposti della legge? Leggiamone lo statuto:
«La società ha per oggetto l'acquisto di immobili e la loro valorizzazione mediante opere stradali, edilizie, idrauliche, igieniche, di bonifica, di rimboschimento, la posa di linee elettriche e telefoniche, la lottizzazione e rivendita delle zone valorizzate e di quanto su di esse eventualmente costruito al fine di promuovere il sorgere di nuovi centri turistici, nonché la costruzione ed eventualmente la gestione di edifici ed opere in genere ad uso di albergo, ristorante, abitazione, impianti e servizi nautici, balneari, turistici, sanitari, sportivi e ricreativi...»Quindi una mastodontica società tutta dedita ad attività speculative, che niente hanno a che fare con lo spirito e la lettera della legge sulla ricostruzione del Vajont. A costituire questo grande inganno sulla pelle dei superstiti e sulle spalle dello Stato che paga, sono quattro persone che versano un capitale sociale di appena un milione di lire (in seguito entreranno un'altra cinquantina di soci alcuni dei quali, strettamente legati alla Dc, si accaparreranno buona parte delle azioni).
Presidente della società viene nominato un certo Eugenio Sarti, dalla fedina penale non proprio pulita: dichiarazione di fallimento nel 1957 da parte del Tribunale di Pordenone; accusato di emissione di assegni a vuoto nel 1975 dal pretore di Gallarate, e di trasporto abusivo nel 1963 dal Tribunale di Pordenone. Vice presidente è nominato un noto personaggio friulano, Carlo Ravanello, ex sindaco democristiano di Latisana, molto chiacchierato come sindaco e attuale candidato, sempre Dc, a Tarvisio. Nel primo collegio dei sindaci della ditta troviamo un altro personaggio dalla fedina penale sporca: Noè Maieron che il pretore di Latisana condanna nel 1965 per commercio abusivo.
Questi signori inoltrano domanda di contributo e successivamente, nel consiglio di amministrazione e nel collegio dei sindaci, vengono apportate delle variazioni molto interessanti. Nel 1973, tra i sindaci troviamo Santin Defragè, assessore democristiano al Comune di Pordenone (anche lui già processato per falso) e due noti Dc di Lignano: Roberto Petiziol, ex consigliere provinciale e attualmente capogruppo Dc a Latisana, e Roberto Zini, direttore amministrativo dell'ospedale di Latisana, il cui presidente, guarda caso, è quel Carlo Ravanello vice presidente dell'«Aprilia Marittima» e marito della signora Maria Carla Senatore, una dei quattro fondatori della società.
Ma il cosiddetto "colpo gobbo" l'«Aprilia» lo realizza nel 1971. Il 6 marzo di quell'anno «il signor Turello avv. Vinicio», allora presidente della Provincia di Udine, nonché presidente della famosa commissione provinciale che inoltrava, con avallo, le pratiche per i finanziamenti statali pro-ricostruzione del Vajont, viene nominato (e lui accetta) presidente del collegio dei sindaci dell'«Aprilia». E proprio in quell'anno la società viene ammessa al contributo dello Stato, probabilmente perché a coprire la società è il Turello appartenente, tra l'altro, alla corrente Dc dell'allora ministro dell'Industria Donat Cattin, cioè il ministero che erogava i soldi per la ricostruzione del Vajont. Il Turello, appena la pratica a Roma è decollata, si dimette dalla carica. L'«Aprilia» non ha più bisogno di lui. Egli la lascia in buone mani, come abbiamo visto.
Tutte mani democristiane. Il piccolo capitale della società aumenta gradatamente con gli anni. Il primo bilancio alla fine del 1970 riporta oltre 257 milioni; nel '74 supera il miliardo; nel 1979 raggiunge i tre miliardi. A parte tre annate che stranamente non si trovano - dal '75 al'78 - in tutti gli altri bilanci non figurano mai in entrata i tre miliardi ottenuti dallo Stato. Come mai? Che fine hanno fatto? si domanda il settimanale friulano.
E ancora: «Era compatibile la presenza di Turello come amministratore di una società che chiedeva provvidenze a una commissione di cui il Turello stesso faceva parte?».Tutta la faccenda ha dell'incredibile. Quando scrivevamo che dietro la compravendita delle licenze del Vajont c'era una vera e propria organizzazione che agiva per ottenere dallo Stato denari illegittimi eravamo nel giusto. Adesso sappiamo anche che detta organizzazione era ispirata e gestita da uomini della Dc. Gli stessi che troviamo come amministratori - lo denuncia sempre il settimanale friulano - anche in un'altra società, la «Imprese Lignano SpA» che lucrò, anch'essa, oltre un miliardo e mezzo dallo Stato. E che forse sono implicati anche in altre imprese.
Molti di questi uomini sono stati e sono tuttora personaggi che ricoprono cariche pubbliche e che si ripresentano candidati nelle liste della Dc friulana. Per fare gli interessi dei cittadini, dicono.
(1 giugno 1980)
FONTE: se non altrimenti specificato, dal giornale «L'Unità». Articoli a firma della giornalista Tina Merlin.Altri materiali Vajont, su questo archivio.

"In tempi men leggiadri e più feroci, i ladri si appendevano alle croci.
In questi tempi men feroci e più leggiadri, le croci vanno a appendersi sui ladri."