blackout

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centrale termica


porto industriale

.... di Venezia ...


centrale idroelettrica



SADE 19

IL GRUPPO
SOCIETA'ADRIATICA DI ELETTRICITA'
LA SUA ATTIVITA'TECNICA ED ECONOMICA DALLE ORIGINI AL 1929

ROMA
"UNIVERSALE" TIPOGRAFIA POLIGLOTTA
1929
NEL XXV° ANNO DI FONDAZIONE
DELLA
SOCIETA'ADRIATICA DI ELETTRICITA'VENEZIA




PORTO INDUSTRIALE DI VENEZIA SOCIETA'ANONIMA


Questa Società, costituitasi nel 1917 con un capitale di lire 6.000.000 interamente versato, per quanto non faccia parte finanziariamente e tecnicamente parlando del Gruppo Adriatica, tuttava, per i suoi scopi e per la sua attività, è ad esso intimamente ed indissolubilmente collegata, tanto che come non si potrebbe concepire l'esistenza e lo sviluppo del Porto Industriale di Venezia senza l'imponente contributo di energia elettrica fornita dal Gruppo alle industrie ivi installate, così per contro lo stesso Porto Industriale rappresenta uno dei più importanti centri di utilizzazione dell'energia elettrica prodotta, ed anzi quello che in prosieguo di tempo dà i maggiori affidamenti per un rapido ed importantissimo incremento di consumo.

Pertanto una breve descrizione del Porto Industriale di Venezia, dei suoi fini e delle industrie ivi raccolte, possono dare un'idea sopra una delle maggiori possibilità dello sviluppo della produzione e distribuzione di energia elettrica del Gruppo Adriatica.

Il vecchio porto di Venezia, costituito dal gruppo di approdi conosciuto sotto il nome di Stazione Marittima, stendentesi sull'estremo lembo occidentale dell'antica città, fra gli sbocchi del Canal Grande e del Canale della Giudecca - secondo, in ordine d'importanza commerciale, tra i porti italiani prima della guerra - aveva raggiunto nel 1912 un traffico di quasi tre milioni di tonn. di merci complessivamente sbarcate ed imbarcate, nonostante ch'esso a quel tempo non offrisse ancora al commercio che tre chilometri di anguste banchine, di cui più di una quinta parte atte soltanto all'approdo di chiatte e di piccoli velieri.

Quel traffico era stato raggiunto nel periodo di 32 anni, dalla prima apertura dello scalo avvenuta nel 1.880, attraverso una serie di sbalzi, alternati ad arresti e a regressi, via via imposti o determinati dalla rapida saturazione di quegli ampliamenti che venivano a mano a mano attuandosi; dalla sempre rinnovantesi insufficienza degli apprestati impianti; insufficienza che in gran parte derivava, sin dall'origine del porto, dalla stessa natura dei luoghi, la quale imponeva di non sottrarre con eccessivi interramenti lo specchio lagunare alla libera espansione della marea, affinché il regime di questa non avesse a subire profondi turbamenti, con pericolo di irreparabili danni per la vita stessa di Venezia.

Occorreva pertanto provvedere all'ampliamento del porto in modo da non recare offesa alcuna al singolare carattere storico ed artistico della città e di non menomare comunque il prodigioso quadro della sua bellezza, ed era quindi escluso che il porto potesse ulteriormente estendersi in aderenza agli esistenti approdi verso il cuore della città divina.

Di più, non bastava assicurare a Venezia un grande porto di commercio, suscettibile di tutti quei successivi ampliamenti che via via si richiedessero al fine di soddisfare, nelle migliori condizioni domandate per un regolare regime di esercizio, dalle moderne e sempre maggiori esigenze della navigazione e del commercio, i crescenti bisogni dei traffici; bisognava, per l'avvenire della città e nell'interesse nazionale, che Venezia - felicemente situata allo sbocco della grande vallata padana, ricca di popolazione, di naturali risorse e di latenti energie - oltre che un grande scalo marittimo potesse, come agni altro maggior porto del mondo, divenire anche un grande centro industriale.

Occorreva, dunque, che accanto ai nuovi approdi potessero apprestarsi vasti terreni ed offrirsi condizioni sotto ogni riguardo le più felici per l'impianto, l'esercizio e l'ulteriore sviluppo di tutte quelle industrie, marinare e manifatturiere, che per l'assoluta mancanza di spazio e per la caratteristica topografia della città non avrebbero mai potuto in essa affermarsi.

Infine occorreva che accanto ai nuovi approdi ed alle zone per le industrie potesse trovare adatta sede un nuovo e vasto quartiere urbano, capace d'accogliere, non solo, la nuova popolazione operaia che al nuovo porto ed alle nuove industrie si sarebbe dedicata, ma di consentire, insieme, quella espansione edilizia e demografica cittadina, che da troppo tempo trovavasi e tuttora trovasi intollerabilmente costretta entro gli angusti insuperabili confini dell'antica città.

A questo complesso problema offre oggi completa soluzione l'opera di Porto Marghera, da Venezia intrapresa, per la fervida volontà del Conte Giuseppe Volpi di Misurata, opera che è già in pieno sviluppo ed il cui successo è sin d'ora in tal misura assicurato, che ai confini già vasti previsti nell'originario piano adottato a base dell'impresa, altri maggiori si sono venuti sostituendo, abbraccianti una area che supera i 2000 ettari, quattro volte maggiore della superficie occupata dall'antica Venezia.

Essa s'estende sulle barene marginali e sulle attigue, basse, acquitrinose gronde della Laguna, a Sud della ferrovia Mestre-Venezia, sino al Naviglio di Brenta, e comprende tre parti distinte: il nuovo porto commerciale, la zona per industrie ed il quartiere urbano.

Consiste il Porto commerciale in una serie di grandi sporgenti, o moli - aumentabii quasi senza pratico limite lungo il margine della Laguna - lunghi m. 1000 e larghi m. 200, tutti fra loro paralleli, a guisa dei denti d'un pettine, intercalati fra altrettanti bacini, o darsene, di cui una, per ora, progettata con speciali disposizioni, intese a meglio adattarla all'ufficio di principale stazione di raccordo fra la navigazione marittima e quella fluviale.

Le darsene sboccano tutte in un comune canale, a modo di avamporto, cui dà accesso dal vecchio porto un canale di grande navigazione, largo al fondo m. 40 e lungo m. 4100, aperto, attraverso la Laguna, in diretto prolungamento del Canale della Giudecca.

La profondità di questo canale, fregiato del nome di S. M. Vittorio Emanuele III è di m. 10 sotto il livello del medio mare, superiore d'oltre un metro al fondale di m. 8,78 sotto il medio mare e sufficiente ad accogliere le maggiori navi da carico che attualmente solchino i mari.

I muri di sponda per l'accosto delle navi, orlanti i bacini d'operazione, sono tuttavia previsti con fondazione spinta a quota più bassa, e non minore in alcun caso di metri 10,50 sotto il comune marino, affinché sia possibile accrescere nei bacini stessi il fondale, ove ciò si renda necessario per ulteriori aumenti nell'immersione delle navi.

I moli sono radicati tutti a una larga calata di riva principalmente destinata a sede di vasti impianti ferroviari, con fasci di raccolta, smistamento e formazione di treni, direttamente raccordati, da un lato, ai binari in servizio o delle calate d'operazione, dall'altro alla stazione di Mestre, in modo che i treni - caso unico sinora nei porti italiani - possano essere formati nell'ambito stesso del porto e di qui direttamente spediti per il loro istradamento sulle varie linee che convergono alla stazione di Venezia-Mestre.

Di più prevede il piano suddetto la costruzione, in corrispondenza all'accesso principale per strada ordinaria al nuovo porto ed alla zona per industrie, di un cavalcavia, destinato, non soltanto a sostituire - come già da tempo reclamavasi - il passaggio a livello, detto della Bandiera, sulla strada provinciale Mestre-Padova, alla testata orientale della stazione di Mestre, ma a rendere del tutto indipendente il movimento sui binari di raccordo del nuovo porto commerciale e della zona industriale a quella stazione, dal movimento su strada ordinaria.

Prevede inoltre il piano approvante l'arredamento delle calate tutte con ricchi e moderni impianti per lo scarico, il carico, il trasbordo e il deposito delle merci, in guisa da poter fare assegnamento - in condizioni di massima economia - sopra un rendimento medio non inferiore a 1000 tonnellate di merci annualmente sbarcate ed imbarcate su ogni metro lineare di fronti d'approdo; ed è previsto infine il collegamento del Porto, e quindi anche della zona industriale, col Naviglio di Brenta, mediante l'apertura di un canale d'interna navigazione per barche da 300 tonnellate, lungo Km. 3,5 circa, sboccante nel detto Naviglio presso Oriago, e che varrà a mettere Porto Marghera in comunicazione col porto fluviale di Padova e con la rete d'idrovie che, intersecando il territorio di quella provincia, ricca di commerci e d'industrie, alla città di Padova fanno capo.

Entro i limiti del piano anzidetto, la superficie riservata al Porto commerciale raggiunge non meno di 600 ettari pari a più che il doppio dell'area occupata oggi da tutto il porto di Genova col suo nuovo Bacino Vittorio Emanuele III.

A Nord, ad Ovest e a Sud del Porto commerciale, si stendono in tre gruppi, sopra una complessiva superficie per ora prevista di 1300 ettari, le aree per industrie.

Il gruppo settentrionale, costituente la Zona industriale Nord, occupa 300 ettari di superficie, ed è direttamente servito dal mare mediante un canale di grande navigazione il Canale Industriale Nord - aperto in prolungamento del Canale Vittorio Emanuele III, nonché a mezzo d'un minore canale, per navi di media portata - il Canale Brentella - che si addentra nella zona in direzione da Sud a Nord, suddividendola in due parti.

Il Canale Industriale Nord, lungo m. 2500 e provvisto di due ampie darsene triangolari, destinate sia ai bacini d'operazione, sia a servizio di cantieri navali, sia ancora quali bacini d'evoluzione ha, nella sua parte corrente, la profondità di m. 9 sotto il comune marino, salvo nell'estremo suo tronco interno, ove s'è ritenuto, per ora, sufficiente un fondale di m. 7 e la larghezza di m. 54 in cunetta e m. 90 al pelo d'acqua.

Il Canale Brentella, lungo 1400 metri e profondo m. 7 è largo m. 40 in cunetta e m. 70 al pelo d'acqua.

Forma appendice della stessa zona, estendendosi in adiacenza al suo margine orientale, il cosidetto "Porticciuolo dei Petroli", destinato allo sbarco, imbarco, deposito e lavorazione delle materie infiammabili, e più specialmente degli olii minerali.

Aperto sul lato Nord del Canale Vittorio Emanuele III, ad un chilometro circa dal suo sbocco nel nuovo porto, esso è costituito da un bacino esterno atto a funzionare da avamporto, e da un bacino interno di stazionamento delle navi, isolabile dal primo mediante una chiusura galleggiante, destinata ad impedire la propagazione d'eventuali incendi dallo stesso bacino interno agli altri specchi portuali.

In aderenza a tali bacini si estendono vasti terrapieni per l'impianto degli stabilimenti di deposito e lavorazione degli olii minerali, raccordati alla grande zona industriale di terraferma mediante apposita strada creata sulle barene limitrofe e formante nel contempo sede del raccordo ferroviario.

Il gruppo occidentale, costituente la Zona Industriale Ovest, di una superficie pressoché eguale a quella della zona Nord, e situato ad occidente del Porto commerciale, sino alla strada Mestre-Padova, è a sua volta servito da un canale di grande navigazione, formato da due bracci a gomito aprentesi, per ora, col suo braccio meridionale, al fondo del terzo bacino del Porto commerciale e attraversante tutta la zona.

La sezione normale di questo canale, profondo uniformemente m. 9, presenta la larghezza di m. 60 in cunetta e m. 100 al pelo d'acqua.

Il Canale s'allarga, all'incontro dei due bracci, sino a formare un ampio bacino d'evoluzione, del diametro utile di m. 225, nel quale si apre anche il Canale di raccordo col Naviglio di Brenta; ed al suo estremo Nord termina con una darsena, facente riscontro a quella con cui termina il Canale Industriale Nord, e con la stessa comunicante mediante un sotterraneo coperto da ponte destinato sia a meglio assicurare la circolazione delle acque, sia a permettere il passaggio dall'uno all'altro canale delle chiatte e degli altri galleggianti minori in servizio del Porto e della Zona Industriale.

A Mezzogiorno della Zona Industriale Ovest si stende, su una superficie di 750 ettari, il terzo gruppo di aree per industrie, costituente la Zona Industriale Sud, a sua volta servita da un prolungamento verso Mezzodì del Canale Industriale Ovest con vari rami laterali, pur essi larghi 100 metri al pelo d'acqua, in modo che anche in questa zona, come nelle altre due, la massima parte dei terreni, ed in ogni caso tutti quelli occupati dai maggiori stabilimenti, abbiano sui canali una diretta fronte.

In servizio della complessiva zona sono previsti: una rete di strade ordinarie dello sviluppo di circa km. 50; una rete ferroviaria destinata ad allacciare, attraverso opportuni fasci di consegna e riconsegna, alla stazione di Venezia-Mestre ogni singolo stabilimento con un complessivo sviluppo di binari di circa km. 70; adeguati acquedotti per acqua potabile e per acqua ad uso industriale; fognature; distribuzione d'energia elettrica ed ogni altro necessario impianto d'uso pubblico.

Al quartiere urbano è riservata; al di là della strada Mestre-Padova., e quindi in immediata contiguità della zona per industrie, un'area d'oltre 200 ettari, che, sistemata ed edificata in forma di città giardino, potrà dare confortevole, igienica sede ad una popolazione d'oltre 30.000 abitanti.

L'esecuzione del vasto piano è stata dal Governo affidata, mediante speciali convenzioni e relativi provvedimenti legislativi, in parte alla Società "Porto Industriale di Venezia", in parte al Comune di Venezia.

Sono state assegnate alla Società le opere portuali tutte a carico dello Stato, la formazione delle aree della zona industriale con le relative strade-banchine, la gestione dei terreni destinati alle industrie e particolari servizi come l'impianto e l'esercizio dell'intera rete ferroviaria della Zona Industriale; alla competenza del Comune ed a suo carico, la formazione del quartiere urbano e la costruzione in questo, come in tutta la Zona Industriale, delle strade interne, con la relativa illuminazione, delle fognature, degli acquedotti e d'ogni altro impianto inerente a pubblici servizi cittadini.

Entro i limiti dei lavori contemplati nel primo periodo d'esecuzione, 12 milioni circa di metri cubi di materie dovevansi scavare: di queste, 10 milioni di metri cubi sono stati già scavati.

Completamente aperti sono: il Canale Vittorio Emanuele III i bacini per i petroli, il Canale Brentella, il Canale di quella orientale, il primo Bacino commerciale con la corrispondente parte d'Avamporto; e prossimo al compimento è il Canale Industriale Ovest, col relativo raccordo dell'Avamporto e con la sua darsena terminale.

Aperto in un primo tempo, a profondità ridotta, si sta ora ampliando quest'ultimo canale per portarne il fondale a m. 9 e la larghezza in cunetta, rispettivamente, a m. 60, m. 40 e m. 28, nei vari tratti in cui esso è dotato d'approdi sulle due sponde, o sopra una sponda sola, ovvero destinato al semplice transito.

Infine, è anche da tempo compiuto il sotterraneo di comunicazione tra le darsene terminali dei Canali Industriali Nord ed Ovest, coperto dal grande ponte di cemento armato suaccennato, destinato a formar sede delle strade demaniali d'accesso così al Porto commerciale come alla Zona Industriale Ovest e dei fasci di binari diretti all'uno ed all'altra.

Coi materiali scavati, non meno di 850 ettari di saldi terreni sono stati costituiti, di cui 100 appartenenti al Porto commerciale, 600 alla Zona per industrie e 150 al Quartiere urbano, mentre con gli altri due milioni di metri cubi che si vanno ricavando dall'ampliamento del Canale Ovest si sta ora provvedendo alla graduale ulteriore estensione dei terrapieni ed al loro compimento entro i limiti segnati dal generale piano regolatore.

Alacremente si stanno anche svolgendo i lavori di escavo del nuovo Canale di raccordo col Naviglio di Brenta.

Dei due tronchi rettilinei costituenti il detto canale, e che si raccordano fra loro con curva del raggio di 500 metri, il primo, da Oriago alla Rana, è pressochéultimato.

Il secondo tronco, che attraversa terreni destinati a futuri ampliamenti della Zona industriale, viene scavato con larghezza in cunetta di m. 36 e fondale di m. 3,50.

Il nuovo canale è interrotto quasi a metà da una conca della lunghezza utile di m. 41 e della luce libera di m. 7,20.

Questo manufatto che permette di superare un salto, ad acque normali, di circa due metri, è costituito dai telai di cemento armato ad interasse di m. 3,70, sui quali corrono, continue, la soletta costituente il fondo e le pareti della conca, queste ultime protette, verso il vaso, con muratura di mattoni a faccia vista.

Sistemati sono gli approdi al Porticciuolo dei petroli, e due grandiosi stabilimenti per il deposito e la lavorazione degli olii minerali sono da tempo sorti sui primi 200.000 metri quadrati di terreni formati a tergo di essi, mentre altri 300 mila metri quadrati, da poco compiuti, ed in corso di rassodamento, sono in attesa di altri analoghi impianti progettati.

Scavato, come già si disse, il primo Bacino commerciale, sono ora di prossima apertura all'esercizio i primi 1000 metri di muri di sponda sul lato meridionale, costruiti secondo un particolare sistema di fondazione, accuratamente scelto con riguardo alla speciale insidiosa natura dei terreni.

Alla costruzione di questo primo tratto di muri, seguirà quella delle banchine lungo il rimanente contorno del bacino, sopra 1200 metri di sviluppo; onde questo solo bacino, dotato di 2200 metri di fronti d'approdo in alto fondale, potrà già bastare ad un annuo traffico di oltre 2 milioni di tonnellate di merci complessivamente sbarcate ed imbarcate.

Altre opere permanenti d'approdo, di vario tipo e con diversa destinazione, si sono costruite sul Canale Industriale Nord, in servizio di diversi stabilimenti, che su di esso prospettano.

Lungo la fronte dei "Cantieri Navali e Acciaierie di Venezia" si è applicato, in un breve tratto di muro di sponda in fondale di m. 4 il tipo "Coignet Ravier ", con una parete frontale di cemento armato.

Una banchina di tipo nuovo dell'impresa Ing. G. Pasquali, è stata costruita lungo uno dei lati della darsena terminale, adibito al servizio del Cantiere Navale Breda.

Le due opere maggiori, erette in fondali di m. 9 e destinate all'approdo di grosse navi, sono a forma di pontile e servono l'una allo stabilimento della "Società Veneta Fertilizzanti ", l'altro all'Emporio dei Sali e Tabacchii della Regia Amministrazione dei Monopoli Industriali.

Delle strade demaniali, correnti lungo le sponde dei Canali industriali Nord, Ovest e Brentella, per l'accesso delle calate ed ai terreni del nuovo Porto commerciale sono ora completamente ultimati i primi nove chilometri.

La costruzione di esse ha richiesto speciali accorgimenti per le difficoltà dovute ai cedimenti e sprofondamenti del sottofondo nei terreni di recente formati mediante colmata idraulica.

Infine trovasi in corso, sotto la vigilanza dell'Ufficio Tecnico Municipale ed a spese dei vari enti pubblici interessati - Ministero dei Lavori pubblici e Ferrovie dello Stato, Provincia e Comune di Venezia - col contributo altresì della Società "Porto Industriale di Venezia", la costruzione del grande cavalcavia destinato a formar l'accesso principale su strada ordinaria al nuovo porto ed alla zona per industrie.

A tutt'oggi ben 700 milioni sono stati erogati nei lavori e negli impianti di Porto Marghera: di tale somma 140 milioni sono stati erogati dallo stato per le opere marittime e portuali eseguite e di contro a questa somma stanno i 40 milioni spesi dalla Cittą di Venezia, cui altri 20 milioni dovranno aggiungersi per completare le opere in corso; 465 milioni sono stati investiti negli ostabi1imenti e nelle imprese industriali e 35 milioni erogati già da Enti, Istituti e privati nel quartiere urbano.

Il movimento delle merci per gli stabilimenti nella Zona Industriale ha raggiunto nel 1929 le 700.000 tonn. per via mare e altre 600.000 tonn. per via ferroviaria, essenado il movimento per via mare dato essenzialmente dalle materie prime in arrivo e quello ferroviario dei prodotti manufatti in partenza.

Nella Zona Industriale, il cui sviluppo è stato grandemente favorito dalle speciali disposizioni legislative per essa adottate, riducendo ad un minimo il costo dei terreni e ad essa estendendo i provvedimenti d'indole tributaria ed economica fissati dalle leggi in favore della città di Napoli e che già è servita da 8 chilometri di canali con 10.000 metri di fronti d'approdo, da, 15 chilometri di strade ordinarie e da una rete di oltre 30 chilometri di binari ferroviari raccordati alla stazione di Mestre - non meno di 45 stabilimenti, occupanti un'area di 265 ettari, sono si qui sorti e trovansi in piena efficienza, tra i quali alcuni da noverarsi fra i maggiori esistenti della loro specie, mentre altri 35 opifici, occupanti insieme 150 ettari, sono in via di costruzione od in progetto.

Accenniamo ai principali di essi:

I due stabilimenti ai Porticciuolo dei Petroli appartenenti l'uno alla "Società Italo-Americana pel Petrolio", l'altro alla "Società Nafta", occupano il primo 100.000 mq. ed il Secondo 200.000 mq. di terreno, capaci ognuno del deposito di 60.000 tonn. di olii delle varie specie; oli pesanti, petroli, benzine ed olii lubrificanti.

Entrambi sono costruiti secondo i sistemi più moderni e con osservanza delle misure di sicurezza previste dalle più recenti leggi.

Comprendono numerosi serbatoi di lamiera di varia capacità, che va da 400 a 9000 mc., capannoni per i travasi mediante apparecchi automatici e per l'imballaggio e le manipolazioni in genere, officine per la fabbricazione dei recipienti, impianti per le pompe e pel riscaldamento degli oli pesanti, tubazioni, binari, uffici, alloggi ed ogni altro accessorio occorrente per un intensivo esercizio.

I due stabilimenti, hanno già un movimento di arrivo via mare e spedizione per ferrovia di oltre 150.000 tonn. annue.

Sulle aree recentissime predisposte in adiacenza a quelle del Porticciuolo pei Petroli ed in ampliamento dello stesso verso Occidente è ora in avanzata costruzione su di un terreno di 250.000 mq. un importante stabilimento riservato ad ampii sviluppi, destinato a compiere una funzione particolarmente utile nell'economia nazionale; quello della "Società Anonima Distillazione Italiana Combustibili" (D. I. O. S. A.) per la distillazione a bassa temperatura e a bassa pressione dei combustibili liquidi e solidi, e specialmente dei combustibili nazionali (scisti bituminosi, ligniti, ecc.) in modo da ottenere, in condizioni di ottimo rendimento e di costo conveniente, la trasformazione di idrocarburi ad alto punto di ebollizione in idrocarburi a punto di ebollizione inferiore.

Lungo il Canale Industriale Nord, sulla sponda settentrionale, incontrasi per primo uno stabilimento della Ditta "F.lli Migliardi" occupante un'area di circa 50.000 mq. il quale s'applica attualmente alle costruzioni di carpenteria metallica ed alla riparazione e demolizione di navi, e dovrà in avvenire essere sistemato come cantiere navale ed officine meccaniche.

Accanto a tale impianto sta per sorgere, sull'estrema punta tra il Canale Industriale Nord ed il Canale Brentella un opificio della " Società Anonima Stereol ", per il deposito, la raffinazione e l'idrogenazione di olii animali e più specialmente d'olii di balena, per ricavarne grassi industriali.

Vengono in seguito, sopra un'area di 200.000 mq. due grandi stabilimenti, costituenti uno dei complessi più importanti della Zona, ed anche della regione, cioè gli stabilimenti della "Società Italiana Coke" e della "Società Italiana Vetri e Cristalli", destinati il primo alla distillazione del carbone per la fabbricazione di gas, fornito poi al secondo stabilimento, e questo alla fabbricazione del vetro e del cristallo in lastre piane stirate secondo il sistema "Libbej-Owens".

I due stabilimenti, in realtą formanti un tutto unico, costituiscono per l'Italia un'industria nuova, la cui produzione è destinata a sostituire un'ingente importazione dall'estero, quale era sin qui rappresentata dal totale fahbisogiio italiano di vetri piani di ogni tipo.

I due stabilimenti riuniti dispongono di un grandioso impianto per il diretto scarico del carbone e delle altre materie prime dalle navi ormeggiate lungo la sponda del canale ad appositi duks d'Albe (briccole), e per il successivo loro trasporto automatico ai depositi ed agli impianti di lavorazione; impianto costituito da due potenti elevatori metallici, scorrenti lungo la banchina del canale, capaci di scaricare 2800 tonn. di carbone nelle 24 ore da vapori di grande portata, e da due carri-ponte muniti di benne e di vagoncini trasportatori, così che la distribuzione successiva del fossile avviene in modo perfettamente automatico e senza intervento di lavoro manuale.

La batteria dei forni da coke comprende 24 camere, capaci di produrre nelle 24 ore circa 180 tonn. di coke e 70.000 mc. di gas e intorno ad esse sono disposti i più moderni impianti per il ricupero dei sottoprodotti e la loro parziale lavorazione.

La vetreria è provvista di un ampio magazzino coperto per la sabbia silicea e le altre materie prime, della capacità di 7000 tonn. e speciali impianti meccanici servono al trasporto delle materie stesse dal magazzino ai luoghi di miscela e da questi ai grandi forni di fusione del vetro.

Ciascuna unità delle vetrerie è composta di un forno e di una macchina "Libbej Owens" per il tiraggio continuo del vetro, cui fa seguito una galleria di ricottura e di raffreddamento, all'estremità della quale il vetro viene estratto completamente finito e successivamente tagliato e passato alle ulteriori lavorazioni ed alla spedizione.

Funzionano attualmente nella vetreria 4 di tali unità, con una produzione di non meno di 4 milioni e mezzo di mq. di lastre di vetro all'anno.

I due stabilimenti, con tutti i loro servizi accessori, danno oggi lavoro a circa 650 operai.

Ad essi fa seguito un grande opificio della "Società Veneta Fertilizzanti e Prodotti Chimici" - filiazione della "Montecatini" destinato alla fabbricazione dei perfosfati.

Lo stabilmnento occupa un'area di 100.000 mq. e dispone, come già s'Ź accennato, di un proprio pontile d'approdo di cemento armato sul Canale Industriale Nord munito di impianto meccanico pel diretto scarico da nave e trasporto a deposito nell'interno della fabbrica, delle fosforiti e piriti, ovvero per il carico delle stesse su carri ferroviari, in quanto esse siano destinate ad altri stabilimenti dell'entroterra appartenenti al gruppo "Montecatini ".

La fabbrica comprende un completo impianto per la produzione dell'acido solforico, tratto col solito processo dalla pirite di ferro, e per il trattamento con esso delle fosforiti entro appositi forni di reazione e comprende poi tutti i particolari impianti per la manipolazione e la spedizione dei perfosfati, che si compiono interamente con mezzi meccanici.

Lo stabilimento è attualmente capace di una produzione annua di un milione di quintali di perfosfati; la quale da luogo ad un movimento via mare di 150.000 tonn. e via terra di 1.00.000 tonn. con l'impiego di circa 300 operai.

A tergo di tale opificio, sopra un'area di mq. 110 mila è stato testŹ ultimato dalla stessa "Società Veneta Fertilizzanti e Prodotti Chimici" un altro importantissimo impianto, destinato alla lavorazione delle ceneri di pirite, il quale, mediante nuovi processi di depurazione di bricchettazione delle ceneri depurate - risultati praticamente ed economicamente convenienti - permette la lavorazione di 120.000 tonnellate annue di mattonelle di ceneri, che possono dare 100 mila tonn. di ghisa all'alto forno, mentre dai processi di depurazione si ricaveranuo 2000 tonn. all'anno di rame metallico e 20.000 tonn. di sale di Glauber.

L'impianto, che potrà essere ulteriormente sviluppato sino a raddoppiare la detta produzione, munito di apposito apparecchio meccanico per lo sbarco delle ceneri e l'imbarco delle mattonelle, installato sulla sponda del canale industriale Nord e collegato allo stabilimento mediante teleferica.

Sui terreni ancora disponibili ad occidente dello stabilimento per la produzione del superfosfato, la "Montecatini" ha già completato un impianto per l'estrazione dell'allumina dalla bauxite dell'Istria, applicando un nuovo processo, per il quale viene utilizzata la pirite di ferro.

Ultimo, lungo la sponda settentrionale del canale industriale Nord, viene un grande stabilimento navale e meccanico, della "Società Ttaliana Ernesto Breda", occupante un'area di 475.000 mq, che attualmente funziona solo in parte.

Sull'opposta sponda del canale, esteso ad una superficie di circa 515.000 mq. e con grande sviluppo di fronti sulle due darsene, l'orientale e la terminale, sorge lo stabilimento della "Società Cantieri Navali e Acciaierie di Venezia", per la costruzione di navi e la produzione di getti d'acciaio, con scali da costruzione, officine navali, officine meccaniche, ecc. di cui parliamo a parte.

Fa seguito un grande Emporio per Sali e Tabacchi che la stessa "Società Porto Industriale di Venezia" ha costruito ed esercisce per conto della Direzione Generale delle Privative.

Lo stabilimento, che occupa un'area di 25.000 mc. comprende: un fabbricato di m. 180 di lunghezza per 30 di larghezza, in parte costruito a silos per deposito del sale, con annessi uffici; il già accennato pontile di cemento armato lungo m. 180 per l'approdo delle navi; due potenti elevatori elettrici, scorrenti sul pontile, per lo scarico e l'introduzione nel magazzino e corrispondenti apparecchi meccanici per la ripresa e il carico dei sali e dei tabacchi; un completo impianto ferroviario raccordato alla rete in servizio della zona industriale.

Il movimento annuo di sale nello stabilimento è previsto in 500.000 quintali.

Lungo la fronte del Canale Brentella, alcuni stabilimenti minori sono sorti o stanno per sorgere; uno stabilimento della "Società Nazionale Olii Minerali", occupante un'area di 90.000 mq. per il deposito e la manipolazione dei combustibili liquidi, munito di serbatoi per una totale capacità di 15.000 mc. uno stabilimento per deposito e lavorazione di legnami della Ditta "Fratelli Feltrinelli", occupante un'area di circa 60.000 mq.; un'officina meccanica ed un opificio per la distillazione e lavorazione dei semi oleosi; la fabbrica di accumulatori elettrici della F.I.A.M.; mentre altre piccole industrie sorgeranno numerose sui terreni or ora apprestati sulla sponda orientale del Canale Brentella stesso, e tra questo e la strada d'accesso al Porticciuolo dei petroli.

Nella zona Ovest, servita, come s'Ź, detto, dal Canale industriale Ovest, sono sorte e vanno sorgendo altre industrie di notevole importanza.

Sulla darsena terminale sorge uno stabilimento per la fabbricazione del ghiaccio con annessi magazzini frigoriferi per la congelazione e conservazione di ogni specie di merci.

Esso occupa una superficie di 35.000 metri quadrati ed attualmente dispone di un impianto capace di produrre 800 mila frigorieora, applicate alla fabbricazione di 850 q.li giornalieri di ghiaccio ed al raffreddamento di derrate ed altre merci conservate entro celle della complessiva capacità di 2500 mc.

Sulla sponda orientale della stessa darsena sorgono: uno stabilimento della Ditta "Sorgato", per la distillazione del catrame, ed altro della Ditta Bottacin per la fabbricazione di filo di ferro, reti metalliche e punte di Parigi.

Il primo occupa una superficie di 13.000 mq. ed è capace della distillazione giornaliera di 240 q.li di catrame con distillazione continua e di 90 q.li per distillazione a fuoco diretto, con produzione di olii di catrame di varia densità, olio antracene, naftalina, carbolineum, disinfettanti ed altri sottoprodotti.

Il secondo occupa un'area di oltre 10.000 mq. ed è capace di lavorare settimanalmente 300 q.li di vergella.

Più a Sud, lungo la sponda occidentale del Canale Industriale: l'uno già in pieno esercizio, della "Riseria Italiana" occupano un'area di 25.000 mq. per la pulitura e brillatura del riso proveniente dal basso Polesine, dal Bolognese e dal Mantovano, con una produzione annua di 120 mila q.li, destinata ad essere raddoppiata; l'altro, in via di costruzione, della "Società Anonima Chiari e Forti", per molino da grani, occupante un'area di 35.000 mq. capace di produrre giornalmente 1000 q.li di farina.

Più a Sud ancora, e sempre sul lato occidentale del Canale Industriale Ovest, va sorgendo un altro grandioso complesso di impianti, destinati all'industria, pressoché ancora nuova in Italia, della lavorazione delle bauxiti dell'Istria per la estrazione dell'alluminio metallico.

Lo stabilimento costruito dalla "Società Alluminio Veneto Anonima" (S.A.V.A.) e predisposto per l'annua produzione di 6000 tonn. di alluminio, occupa un'area di 200.000 mq. e comprenderà due distinti gruppi di impianti; il primo per l'estrazione della allumina dalla bauxite greggia, quale viene ricavata dalle miniere dell'Istria; il secondo per la fabbricazione dell'alluminio metallico dall'allumina.

La Società ha eseguito inoltre un impianto di successiva trasformazione dell'alluminio prodotto in lamiere e trafilati, quali sono richiesti dal mercato.

Lo stesso gruppo finanziario italiano che ha creato la detta Società, cioè la "Compagnia Industrie Montanistiche" di Roma, ha pure in corso di esecuzione ed in parte ha eseguito, su altre vaste aree già assicuratesi nella zona, altri impianti assai importanti, per la fabbricazione di ferro-leghe, per l'estrazione del magnesio metallico e per la fabbricazione di leghe leggiere.

Il complesso di tali modernissimi impianti, primi ad attuarsi in Italia, richiederà da solo l'investimento d'oltre 100 milioni di lire.

Di più sono stati concretati da parte della "Società Cave e Miniere del Predil" gli studi per l'impianto, ancora lungo la sponda occidentale del Canale Industriale Ovest, sopra un'area dď oltre 100.000 mq., di un importante stabilimento per l'estrazione dello zinco metallico dai minerali provenienti dalle Cave di Raibl, mediante processo elettrolitico.

Secondo il progetto, il primo impianto comprenderà un gruppo di forni di potenzialità corrispondente alla produzione di 10.000 tonn. annue di zinco metallico, cui seguirà l'installazione di altri analoghi gruppi, sino a raggiungere una produzione annua di ben 40.000 tonn. di zinco del valore d'oltre 400 milioni, che da sola darà luogo ad un movimento di materie prime e manufatti non inferiore a 250.000 tonn. annue.

Attigua agli impianti della "S.A.V.A." sorge sopra un'area di 125.000 mq. la grande centrale termoelettrica della Società Adriatica di Elettricità, di cui si è già parlato a parte.

Altri impianti industriali stanno ancora per sorgere nella Zona Industriale Ovest, fra i quali, sulla sponda orientale del canale, quello della "Società Anonima Conservazione del Legno", occupante un'arca di 220.000 mq. per la lavorazione del catrame ed il suo impiego nell'iniezione del legname e più specialmente delle traversine ferroviarie, e quello della "Società Anonima Puricelli - Strade e Cave" per la lavorazione dei bitumi da impiegarsi nelle pavimentazioni stradali ed il nuovo impianto della Società Gaslini di Genova per un grande e moderno oleificio.

Infine può citarsi, a completamento della rassegna, il numeroso gruppo di stabilimenti industriali minori, schierantisi lungo il margine orientale della strada Mestre-Padova e nella zona retrostante comprendente, fra gli altri: una fabbrica di lisciva e saponi, un opificio per la lavorazione di olii lubrificanti, uno stabilimento per la fabbricazione di materiali isolanti a base di resine sintetiche, vari stabilimenti per la lavorazione del legname ed altri materiali da costruzione, una distilleria e fabbrica di liquori, una fabbrica di conterie, un opificio per la fabbricazione di conglomerati di combustibili; mentre un ultimo gruppo di stabilimenti s'allinea lungo il margine settentrionale della zona destinata al Quartiere urbano, fra cui: una grande fornace per laterizi, una fabbrica di concimi chimici, due stabilimenti per la lavorazione ed iniezione di legnami ed un altro per la lavorazione di ferramenta.

Nel Quartiere urbano, che il Comune di Venezia ha creato e va creando con grande attività, e che già è percorso da più di 19 km. di ampie strade, 300 edifici sono fin qui sorti e 15 stanno per completarsi, con un totale numero d'ambienti per abitazione di 4350 e con una popolazione che già raggiunge le 6000 anime.

Ed a servizio di questo, come della Zona per industrie, vasti impianti d'uso pubblico sono, stati eseguiti a cura del Comune di Venezia: una rete di fognature, con uno sviluppo di condotti d'oltre 26 Km.; due acquedotti, dei quali uno per acqua potabile, capace di fornire per ora, attraverso 30 km. circa di tubazioni, 22 mila mc. d'acqua al giorno, e l'altro per uso industriale, atto a distribuire, sopra 8 km. di condotti, 90 mila mc. giornalieri di acqua dolce, l'uno e l'altro muniti dei necessari impianti elevatori e bacini di riserva.

Di più, tutta la rete stradale, sia del Quartiere urbano, sia delle Zone industriali, sistemata coi criteri più moderni, sopra un totale sviluppo che attualmente raggiunge 32 Km., è sin d'ora riccamente alberata ed illuminata con l'impianto di più che 500 lampade, alimentate da una rete di conduttori di 27 km. di sviluppo; ed adeguati impianti sono già apprestati e regolarmente svolgono il loro ufficio per ogni altro servizio di pubblica utilità.

Questa breve rassegna degli stabilimenti funzionanti e di quelli in corso di esecuzione od in avanzato progetto, autorizza legittimamente la previsione che in un futuro prossimo, e specialmente quando le comunicazioni ferroviarie attraverso il passo del Brennero saranno convenientemente sistemate ed adattate ai grandi traffici internazionali, il Porto Industriale di Venezia sarà per assumere una posizione dominante negli scambi commerciali e nella produzione industriale non solo nel Veneto, ma anche in Europa.

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Last updated 19.2.2005