blackout

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centrale termica


la Società Adriatica di Elettricità

attività 1905 - 1929


centrale idroelettrica



SADE 11

IL GRUPPO
SOCIETA'ADRIATICA DI ELETTRICITA'
LA SUA ATTIVITA'TECNICA ED ECONOMICA DALLE ORIGINI AL 1929

ROMA
"UNIVERSALE" TIPOGRAFIA POLIGLOTTA
1929
NEL XXV° ANNO DI FONDAZIONE
DELLA
SOCIETA'ADRIATICA DI ELETTRICITA'VENEZIA


SOCIETA'ADRIATICA DI ELETTRICITA'STORIA DELLA SUA ATTIVITA'DAL 1905 AL 1929.


Anno 1905.
La Società Adriatica di Elettricità venne costituita il 31 gennaio 1905 col capitale iniziale di L. 300.000. - Presidente della Società il Conte Comm. Giuseppe Revedin; Consigliere Delegato il Comm. Giuseppe Volpi.

L'attività industriale della Società s'iniziava con l'acquisto degli impianti di Cividale e di Palmanova, ed in seguito di Oderzo e di Motta.

L'assemblea del 25 novembre 1905 aumentava il Capitale a L. 4.750.000 con autorizzazione al Consiglio di elevarlo fino a 6.000.000.

Tale aumento di capitale rendeva possibile alla Società l'acquisto di altri impianti e precisamente di quelli del Gruppo Pugliese (Bisceglie, Bitonto, Terlizzi, Corato, Molfetta), dell'impianto idroelettrico del Caorame (zona di Feltre e Belluno) e degli impianti gestiti dalla Società Industriale di Battaglia in provincia di Padova (Battaglia, Monselice, Este e Conselve).

La Società decideva inoltre di interessarsi, mediante accordo colla Società del Cellina e col Gruppo Gadda Brioschi e Finzi, della distribuzione della energia elettrica a Padova.

Anno 1906.
Veniva acquistato l'impianto di Chioggia ed in seguito quello di Faenza.

Furono presi accordi colla Società Cismon Brenta (nella quale l'Adriatica assumeva anche una partecipazione finanziaria), mediante i quali detta Società si impegnava a costruire un impianto sul fiume Cismon assicurando all'Adriatica tutta l'energia prodotta.

Si iniziarono i lavori per la distribuzione di energia nella zona di Vicenza, stipulando un contratto col Comune di Vicenza, per una fornitura all'azienda municipalizzata che doveva provvedere al servizio della città.

Il primo esercizio sociale si è chiuso al 31 dicembre 1906, consentendo un dividendo del 6%.

Anno 1907.
Il Consiglio con deliberazione del 15 febbraio portava il capitale a L. 6.000.000.

La gestione dell'impianto di Padova passava direttamente all'Adriatica, mentre gli impianti di Mestre-Padova e Vicenza venivano alimentati con l'energia fornita dalla società del Cellina in attesa che potesse entrare in funzione l'impianto elettrico del Cismon.

Veniva acquistato l'impianto di Ravenna.
L'Assemblea straordinaria del 28 dicembre deliberava l'emissione fino a L. 6.000.000 di obbligazioni al 4,50 per cento ed in seguito a tale deliberazione il Consiglio emetteva in un primo tempo 4.000.000 di tali obbligazioni.

Fu distribuito al capitale un dividendo del 6%.

Anno 1908.
Venivano iniziate le linee di trasporto dal Cismon che dovevano congiungersi colla rete generale della Società.
Opportune riserve termiche venivano installate a Padova e Vicenza.
Al capitale veniva dato il dividendo del 6%.

Anno 1909.
Fu acquistato l'impianto Savardo a Schio e furono assunte partecipazioni nella Società Elettrica Scledense.

Venivano pure acquistati gli impianti di Dolo e Mira.
Veniva completato l'allacciamento dell'impianto del Cismon con la rete generale ed entrava anche in servizio la linea collegante gli impianti di Ravenna e Faenza.
Il Consiglio dell'11 dicembre deliberava l'emissione degli ultimi due milioni di obbligazioni, 4,50%.
Venne distribuito il dividendo del 6%

Anno 1910.
Moriva il Presidente, Conte Revedin e veniva chiamato a sostituirlo il Conte Amedeo Corinaldi.

Nel mese di febbraio, entrava in regolare servizio l'impianto idroelettrico sul Cismon già collegato alla rete generale ampliata ed estesa a Battaglia, Rovigo, Pontelongo, Chioggia e Montagnana.

La Società prendeva una larga partecipazione nella Società Ferrarese Trazione Forza e Luce che eserciva il servizio del Tram di Ferrara e la distribuzione dell'energia elettrica in città.
Venne distribuito il dividendo del 6%.

Anno 1911.
La rete veniva estesa a Ferrara iniziando la fornitura diretta di energia alla Ferrarese, ed in Romagna venivano acquistati gli impianti di Rossi, Brisighella e Forli, e l'impianto di Mirano nella provincia di Venezia.

Venivano acquistate le azioni della Società Bellunese che eserciva l'impianto su Ardo ed attraverso un contratto di fornitura colla ditta Maifreni veniva estesa la distribuzione nel territorio di Cavarzere, Adria e basso Polesine.

Una convenzione colla Società Milani assicurava alla Adriatica una forte quantità di energia prodotta dagli impianti sull'Adige subito collegati cogli impianti idroelettrici del Cellina e Cismon cosicché la distribuzione venne estesa nei centri di Badia e Lendinara ed in seguito in altri importanti dell'alto Polesine.

L'Assemblea straordinaria del 18 dicembre 1911 aumentava il capitale da L. 6 milioni a L. 12 milioni dando facoltà al Consiglio di portarlo in un successivo tempo a 15 milioni.

Venne distribuito al capitale un dividendo del 6%.

Anno 1912.
Nell'Assemblea straordinaria del 27 marzo 1912 venne deliberata la fusione nella Adriatica della Società Forze Motrici Cismon-Brenta (capitale L. 2.000.000) mediante cambio di azioni alla pari e tale operazione venne fatta con azioni dell'emissione deliberata dalla precedente Assemblea ed in tal modo l'impianto idroelettrico sul fiume Cismon entrò a far parte del patrimonio dell'Adriatica.

La Società si interessava nella Società Molini a Grano di Cesena, e furono pure presi accordi (assieme al Cellina) con la Ditta Viganò per l'acquisto della Centrale di Caerano e degli impianti da essa gestiti in Padova, Treviso, Castelfranco e Montebelluna.

I risultati dell'esercizio 1912 consentirono un utile del 6%.

Verso la fine dell'anno moriva il Presidente della Società Conte Amedeo Corinaldi e veniva nominato Presidente il Comm. Giuseppe Volpi.

Anno 1913.
In base alla facoltà accordatagli dall'Assemblea 18 dicembre 1911 il Consiglio aumentava il capitale a 15 milioni.
L'Assemblea straordinaria del 27 marzo 1913 autorizzava poi il Consiglio ad aumentare il Capitale fino a 20 milioni, e deliberava inoltre la fusione con l'Adriatica della Società Elettrica di Rimini, capitale L. 300.000.

Nel 19113 entrava in funzione l'impianto del lago di S. Croce della Società del Cellina e contemporaneamente l'Adriatica iniziava il prelevamento di energia anche da questo impianto.
La distribuzione andava rapidamente estendendosi in modo che alla fine dell'esercizio erano serviti circa 100 comuni nelle undici provincie di Belluno, Treviso, Udine, Vicenza, Venezia, Padova, Rovigo, Ferrara, Ravenna, Forli e Bari.
Venne distribuito un dividendo del 7%.

Anno 1914.
Nell'aprile 1914 venne effettuato l'aumento deliberato nell'Assemblea dei 27 marzo 1913 da 15 a 20 milioni.

Con l'acquisto di uno stock importante di titoli della Società del Cellina e con l'assunzione assieme alla Società delle Strade Ferrate Meridionali dell'ulteriore aumento del capitale del Cellina da 9.800.000 a 14.000.000 effettuato il 31 dicembre 1914 si potevano stringere le due Società con maggiori vincoli, disciplinando l'indirizzo reciproco delle due aziende, l'una prevalentemente produttrice e l'altra distributrice di energia.

Venne distribuito il dividendo del 7%.

Anno 1915.
L'Assemblea del 10 marzo 1915 autorizzava il Consiglio ad aumentare il capitale da 20 milioni a 30 milioni, ed in ordine a tale deliberazione il capitale veniva portato il 12 aprile a L. 22.500.000 e successivamente il 5 novembre a L. 27 milioni.

Fu preso un largo interessamento nelle aziende elettriche del Veronese e ciò¸ nella Società Milani, nella Società Interprovinciale e nella Società Veronese, coll'acquisto della quasi totalità delle azioni Milani che possedeva per suo conto la maggioranza della Interprovinciale e della Veronese.

Furono collegati gli impianti del Veneto con quelli della Romagna.

Si andava così formando lo scheletro principale della rete di linee che collegava le varie centrali di produzione rendendo possibile non solo l'abolizione del funzionamento delle centrali termiche, ma anche la maggiore utilizzazione delle varie disponibilità idrauliche.

Questo vasto organismo tecnico venne messo completamente a disposizione dell'Esercito italiano in guerra, e tale collaborazione nelle zone di operazioni belliche, servita quasi esclusivamente dalle linee del Gruppo Adriatica venne riconosciuta ed apprezzata dalle Alte Autorità Militari.

Tutto il personale non strettamente indispensabile, rispondeva col massimo entusiasmo alle chiamate alle armi, e a favore di questo e delle famiglie, venne largamente provveduto.

Il rimanente personale, o non soggetto alle armi od esonerato perché insostituibile, assolse egualmente il suo dovere verso la Patria ottenendo che il servizio complesso e difficile ad esso affidato si svolgesse con perfetta regolarità.

Venne distribuito al capitale azionario il dividendo del 7%.

Anno 1916.
La Società si prestava con ogni mezzo alle esigenze delle autorità militari e civili; di tale opera fu compensata con parole d'alta lode del Sottosegretario alle Armi e MuniziOni e dell'Intendente Generale dell'Esercito in occasione della iscrizione tra gli stabilimenti ausiliari.

Il limitato numero del personale e l'oblligo di provvedere anzitutto ad assicurare la regolarità del servizio, non consent“ di effettuare nuovi importanti lavori, limitandosi la Società a perfezionare ed a meglio coordinare l'organismo esistente.
Particolare impulso venne dato alla elettrificazione delle bonifiche.
Intervenne largamente nell'aumento del capitale del Cellina da 14.000.000 a 15.750.000 e furono pure prese importanti partecipazioni nella Società per lo Sviluppo delle Imprese Elettriche in Italia.

L'Assemblea straordinaria del 12 ottobre aumentava il capitale sociale a 36.000.000.

Venne distribuito il dividendo del 7%.

Anno 1917.
Le condizioni in cui andava svolgendosi l'esercizio dell'Adriatica nella zona di guerra non rendeva possibile la costruzione di nuovi impianti idraulici alpini, necessari a provvedere in tempo energia per i futuri bisogni.

Allo scopo quindi di poter dare all'attività sociale quell'incremento che la guerra limitava nelle provincie del Nord vennero prese interessenze in aziende elettriche dell'Italia Centrale ed in particolare nell'Unione Esercizi Elettrici, concorrendo alla costituzione della Società Elettrica dell'Italia Centrale, la quale eserciva l'impianto idroelettrico di Nera Montoro.

L'interessamento della Società venne pure rivolto agli impianti delle Marche dove si vedeva possibile un assestamento tecnico ed economico delle varie aziende ivi esistenti: nel maggio 1917 l'Adriatica acquistava la maggioranza delle azioni della Società Marchigiania di Elettricità.

Nel giugno la maggioranza delle azioni della Società Imprese Elettriche di Macerata e nello stesso mese veniva acquistata la linea di trasporto a 60.000 Volt, e relative cabine primarie che portava l'energia dalla centrale di Arquata sul Tronto fino ad Ancona.

Con la costruzione della linea da Ferrara a Bologna veniva attuandosi il programma di collegamento fra gli impianti alpini ed appenninici, che doveva sensibilmente migliorare lo sfruttamento delle rispettive forze idrauliche.

Nell'Assemblea del 5 marzo veniva deliberata ]a fusione della Società Veronese nell'Adriatica portando il capitale di quest'ultima da 36.000.000 a 36.800.000.

La completa fiducia nella fortuna delle nostre armi consigliava un aumento del capitale sociale che l'Assembea straordinaria del 23 ottobre 1917 deliberava di portare a 60.000.000.

Pochi giorni dopo si abbatté sulla Nazione l'immane disastro di Caporetto, che veniva in modo speciale a colpire la Società quando le regioni che erano campo della maggiore attività sociale venivano man mano travolte dal nemico incalzante.

Le centrali del Cellina e del Cismon vennero abbandonate dal 5 all'11 novembre e furono con sufficiente regolarità condotti i lavori di sgombero di parte delle linee a nord di Padova e del ricupero, del materiale relativo.

Uniche centrali idroelettriche rimaste in esercizio quelle sull'Adige della Società Milani e quella di Carpan¸ sul Brenta, oltre ad alcuni piccoli impianti sul Vicentino ed a Battaglia.

A sopperire alla conseguente deficienza di energia elettrica si mettevano in funzione le centrali termiche di Venezia, Padova, Ferrara e Ravenna, si iniziavano rapidamente i lavori di collegamento delle reti delle Romagne con quelle delle Marche e delle linee della Milani con gli impianti Lombardi.

Disciplinando severamente, con opportuni provvedimenti emanati dal Comando Supremo, l'uso dell'energia, si poteva in pochi giorni ricostituire un servizio organico sufficiente sia pure in misura ridotta, ai bisogni della zona di operazioni.

Veniva sospeso nel dicembre del 1917 l'aumento del capitale fronteggiando il fabbisogno finanziario con opportuni provvedimenti.

Anno 1918.
Mai esercizio fu più incerto di quello del 1918: privata della massima parte dell'energia idraulica con conseguente esodo di tutte le principali industrie, obbligata a tener viva quel po'di vita civile che restava, assillati da continue richieste dell'esercizio mobilitato, la Società poté assolvere il grave compito soltanto mediante la bontà della qrganizzazione.

I comandi Militari completarono rapidamente le linee di allacciamento Ancona-Rimini, Modena-Bologna e Guidizzolo-Verona per poter disporre dell'energia prodotta dagli impianti delle Marche e prelevarne dalle Società Elettriche Lombarde.

Passato il primo smarrimento, si andava ricostituendo, dietro la nuova linea di difesa, una nuova vita industriale.

Il Consiglio provvedeva nel maggio ad aumentare il capitale da 36.800.000 a 38.300.000 col conferimento della linea d'Arquata sul Tronto ad Ancona e successivamente, nel luglio, deliberava di perfezionare l'aumento deliberato dall'Assemblea dell'ottobre 1917 a 60.000.000 e tutte le nuove azioni furono rapidamente sottoscritte.

Col ritorno vittorioso delle nostre armi alla fine del mese di ottobre la Società rientrò in possesso degli impianti abbandonati ed insieme alla Società del Cellina si mise rapidamente mano al lavoro di ripristino delle linee delle centrali distrutte o danneggiate, cosicché per il Natale una delle centrali sul Cellina e la Centrale di Nove del gruppo Santa Croce poterono far convergere l'energia da esse prodotta fino a Mestre e sostituire immediatamente quella a vapore.

Nell'ottobre la Società Ferrovie Meridionali cedeva all'Adriatica il suo stock di azioni Cellina.

Nonostante gli enormi danni subiti dall'invasione si poté distribuire un dividendo del 3% per l'esercizio 1917 e del 4% per l'esercizio 1918.

Anno 1919.
In tutto il 1919 continuò febbrile l'opera di ricostruzione e di ripristino degli impianti.
Tutte le centrali e linee distrutte o rovinate dal nemico venivano man mano ad essere messe in funzione in modo che il complesso degli organismi di produzione e di trasporto era riporato a fine dell'anno a piena efficienza, sia pure con installazione provvisoria di alcune sue parti.

La domanda di energia crebbe in misura superiore ad ogni previsione per provvedere furono dovute superare difficoltà eccezionali.

In unione alla Societa del Cellina vennero iniziati i colossali lavori di completamento dell'impianto Piave-S. Croce e furono pure iniziati i lavori sul canale Milani in modo da poterne aumentare la disponibilità di circa 15.000.000 di KWO.

Si credette pure opportuno di partecipare alle nuove iniziative che andavano sorgendo nel Trentino.

Il problema del personale, che andava per la prima volta impostandosi in Italia in forma tumultuosa e preoccupante, venne affrontato serenamente e per prima fra le Aziende Elettriche nel mese di novembre la Società Adriatica stabiliva un concordato, fissando i limiti di paga, e provvedeva ad opportune istituzioni di previdenza e di aiuto ai dipendenti.

La Società iniziò in quest'anno un nuovo programma diretto a dar maggiore autonomia alle Società ad essa collegate assegnando a ciascuna una determinata zona di azione che normalmente doveva corrispondere al territorio di una provincia.

Gli impianti di Oderzo e di Motta vennero ceduti alla Trevigiana; quelli di Belluno e Feltre alla Società Bellunese ed alla Scledense l'impianto di Marano.

La zona degli impianti pugliesi, troppo distaccata dall'importante gruppo organico che andava formandosi nelle Provincie del Nord, venne ceduta alla Società Generale Pugliese di Elettricità.

L'aumento di capitale a 60.000.000, che era stato completamente sottoscritto nel giugno 1918, venne perfezionato nel corso dell'anno 1919.

Il dividendo fu dell'8%.

Anno 1920.
Il ripristino delle centrali e delle linee danneggiate, iniziato subito dopo l'armistizio, venne condotto a termine e si approfittò della ricostruzione per perfezionare l'organismo tecnico.

Per fare fronte al crescente fabbisogno, di energia, mentre venivano intensificati i lavori di S. Croce, venne immessa nel lago l'acqua del Piave a mezzo di una canaletta provvisoria.

La società Milani condusse a termine la prima parte del suo nuovo lavoro per aumentare l'utilizzazione dell'acqua dell'Adige.

Vennero pure costruite nuove linee di trasporto ed una cabina di trasformazione a Bologna per ricevere l'energia dall'Adamello.

Continuando il programma di decentramento iniziato l'anno precedente, fu costituita la Società Elettrica Padana (capitale 6 milioni), la Società Elettrica Romagnola (capitale 12 milioni), alle quali furono apportati gli impianti di distribuzione nelle provincie di Ferrara, Ravenna e Forl“.

Si partecipò alla costituzione della Società Elettrica della Venezia Giulia (capitale 20 milioni) che a sua volta aveva largo interessamento nelle Officine Elettriche dell'Isonzo.

Si contribuì inoltre largamente all'aumento del capitale della Società Marchigiana e furono aumentate le partecipazioni nella Società del Cellina, nella Società Bellunese, nell'Unione Esercizi Elettrici e nella Società Trentina.

Si continuò ad aumentare la cooperazione finanziaria in affari tecnici e bancari collegati, come la Società del Porto industriale di Venezia, le Acciaierie e Cantieri Navali, il Credito Industriale ed altri minori.

Le risultanze dell'esercizio consentirono di dare al capitale un dividendo del 9%.

Anno 1921.
L'Assemblea Straordinaria dell'8 gennaio 1921 aumentava il capitale a lire 100 milioni.

Il programma di decentramento impostato nel 1919 veniva completamente esaurito nel 1921.

Alla Società Adriatica era riservata la disciplina della produzione, dell'acquisto e del trasporto dell'energia elettrica: la distribuzione di essa veniva affidata alle Società dipendenti completamente dall'Adriatica ma con funzionamento autonomo.

E'precisamente in quest'anno che a meglio provvedere al funzionamento occorrente ai grandi impianti di Santa Croce la Società Idroelettrica Veneta aumentava il suo capitale da 5 a 50 milioni (metà Cellina, metà Adriatica) ricevendo in conferimento dal Cellina i vecchi impianti di produzione ed i lavori in corso sul lago di S. Croce.

A partire quindi da questo esercizio il bilancio industriale elettrico va considerato nel suo complesso, tenuto conto quindi delle attività di tutte le Società del Gruppo: alla fine dell'esercizio il capitale azionario complessivo era di L. 308.000.000 ed il patrimonio immobiliare di L. 231.000.000.

Il consumo della zona fu di 240 milioni di kwore misurati all'origine, dei quali 15 milioni furono prodotti termicamente per l'eccezionale siccità; si dovettero applicare turni di sospensione ed obbligare i maggiori utenti industriali a funzionare con i mezzi termici propri.

Venne distribuito al capitale un dividendo del 9%.

Anno 1922.
L'eccezionale siccità, cominciata nell'ottobre 1921, si protrasse fino al marzo 1922 e nel primo trimestre dell'anno si dovettero produrre a vapore oltre 11 milioni di kwora.

A disciplinare la distribuzione dell'energia in tale difficile periodo erano stati posti dal Governo dei Commissari Regionali, ed il Commissario Veneto Prof. Ing. Lorenzo Ferraris ebbe così occasione di poter rendersi conto della organizzazione tecnica ed amministrativa del gruppo, che ebbe a dichiarare in una sua relazione al Consiglio Superiore delle acque, come unica e la migliore in Italia.

Per poter concentrare tutta l'attività nella vasta zona che va da Pola a Rimini e per poter meglio raccogliere in essa tutti gli sforzi finanziari, si decise di disinteressarsi delle partecipazioni nelle Marche e nell'Italia Centrale, anche perché col cessare della guerra erano venute a mancare le ragioni che avevano consigliato di costituire una riserva al Sud.

Vennero quindi ceduti i titoli delle Società Elettriche nell'Italia Centrale e furono vendute all'Unione Esercizi Elettrici gli Impianti delle Marche.

La Società Milani completò i lavori sul nuovo impianto dell'Adige e costruì una linea per trasportare a Verona l'energia prodotta dalla Società Trentina.

L'Idroelettrica Veneta continuò largamente i lavori del Santa Croce con una presa provvisoria sul Piave si poté convogliare nel nuovo canale circa 20 metri cubi d'acqua.
Entrava in funzione la piccola centrale di S. Floriano e la nuova centrale del Castelletto.
Venne distribuito al capitale il dividendo del 10%.

Anno 1923.
Tutte le Società distributrici hanno eseguito nuovi lavori per molti milioni, ampliando gli impianti esistenti, costruendo nuove linee ed allargando la loro distribuzione.

La Società Adriatica, il Cellina e la Milani perfezionarono il loro organismo di trasporto a 50 mila Volt con radicali sistemazioni delle cabine e con la costruzione di nuovi tronchi.

Nel 1923 venne completata la prima parte dei lavori del Santa Croce, e nel mese di giugno, alla presenza di S. E. Mussolini, veniva esplosa la mina per aprire il diaframma fra la Galleria di Fadalto e il lago di Santa Croce.

Alla fine di novembre entravano in regolare funzione i due primi gruppi da 15 mila KW installati nella nuova centrale di Fadalto.

La larga disponibilità di energia sulla quale finalmente si poteva contare permise di intensificare le vendite e di favorire lo sviluppo industriale ed agricolo delle regioni da noi servite facendo fronte ad ogni richiesta.

Mediante un accordo intervenuto fra la Banca Commerciale e la Société Financiére di Bruxelles (che possedeva la totalità delle azioni Bolognese) l'Adriatica ha potuto interessarsi in detta Società.

Veniva affidata al Gruppo la gestione tecnica ed amministrativa di detta Société in modo che all'attività industriale di esso si apriva un nuovo largo campo di sviluppo.

Il capitale venne retribuito col dividendo del 10%.

Anno 1924.
Nell'Assemblea Straordinaria del 26 ottobre si deliberava l'aumento del capitale da lire 100.000.000 a 200.000.000: i primi 50 milioni riservati agli azionisti alla pari e completamente versati, gli altri 50 milioni assegnati ad un Sindacato al prezzo di lire 125.

Lo sviluppo industriale delle zone servite iniziatosi nel dopo guerra, andava sempre più intensificandosi ed il corrispondente consumo di energia superava le previsioni.

Per questo si accelerarono i lavori per poter completare nel più breve tempo possibile l'intero impianto di S. Croce.
Contemporaneamente venivano portati a termine i lavori di sistemazione dell'impianto sull'Adige della Milani.
Parallelamente allo sviluppo degli impianti di distribuzione veniva aumentata la rete di trasporto a 50.000 V. e venivano notevolmente sviluppate le reti di distribuzione delle Società distributrici del Gruppo.

Date le ingenti quantità di energia da trasportare, e i crescenti fabbisogni delle zone Emiliane e Romagnole molto distanti dai centri di produzione, si rendeva praticamente insufficente la tensione di trasporto a 50.000 Volt e si dové quindi provvedere alla costruzione di linee alla tensione di 135.000 Volt.

La prima linea messa in costruzione fu la linea Santa Croce-Portomaggiore, della quale venne completato nel 1924 il primo tronco da Santa Croce a Dolo.

La Società Istriana (che si era costituita fino dal 1920 e della quale la maggioranza delle azioni era in mano della Venezia Giulia) provvedeva al completamento della linea Trieste-Pola e della centrale distributrice di Pola.

Venivano stipulati accordi con la Società Edison, la quale a mezzo delle linee dell'Interregionale era arrivata fino a Bologna.

Con tali accordi la Società Adriatica si impegnava di acquistare una parte dell'energia necessaria alla Bolognese e concordava una precisa delimitazione nelle zone di influenza dei due Gruppi.


Venne distribuito al capitale un dividendo del 10%.
Anno 1925.
Continuarono alacremente i lavori del Santa Croce, specialmente quelli riguardanti il terzo salto di Caneva e le opere definitive della presa sul Piave.

Per poter integrare gli impianti a deflusso continuo e per costituire una sufficente riserva, nei periodi di magra eccezionale, l'Adriatica mise in costruzione la grande centrale termica nel nuovo Porto Industriale di Marghera e venne completata la linea a 135 mila V. da Santa Croce a Portomaggiore.

Venne pure costruita una nuova linea a 135.000 V. da Caneva a Trieste.

Venne inoltre continuato il programma di sistemazione delle cabine ricevitrici, costruendone di nuove come quella di Battaglia e di Cotignola.

Ai capitale sociale venne distribuito un dividendo del 12,5%.

Anno 1926.
Caratteristica di quest'anno fu una notevole abbondanza di disponibilità idroelettriche per l'eccezionale piovosità.

Nonostante una sensibile diminuzione negli incrementi di consumo i lavori del Santa Croce continuarono secondo il programma stabilito.

Alla fine dell'anno, con l'entrata, in servizio del terzo gruppo di Fadalto e dei due primi gruppi di Caneva, si aveva nel Santa Croce una potenza installata di 115 mila KW con una produzione annua di 320 milioni di KWO.

I lavori della centrale termoelettrica al Porto Industriale si svolsero con tutta regolarità e la centrale alla fine dell'anno si poteva considerare finita, ma con un solo gruppo completamente installato.

Notevoli ampliamenti ebbe anche la rete di trasporto.

A Portomaggiore veniva costruita una cabina di trasformazione 135/50 KY.

Il Gruppo ha intensificato in quest'anno il suo interessamento in Società non elettriche, ma aventi carattere particolare di prevalente servizio pubblico.

Tale programma si era iniziato anche negli ultimi passati esercizi giacché il Gruppo non poteva fare a meno di seguire con attenzione lo svolgersi e lo svilupparsi nella Regione di importanti iniziative industriali.

Tale movimento veniva facilitato non solo provvedendo alla fornitura dell'energia, elemento questo assolutamente indispensabile, ma anche e specialmente colla collaborazione di uomini e di mezzi.

L'interessamento della Società Adriatica oltre che in molte industrie meccaniche e metallurgiche, si esplicava particolarmente nei trasporti terrestri (a mezzo della Società Veneta Ferrovie Secondarie), nell'industria alberghiera (con la compagnia Italiana dei Grandi Alberghi), nella Società Telefonica delle Tre Venezie, nella Società di Navigazione Veneziana, nella Società del Porto Industriale di Venezia.

Il capitale sociale venne retribuito col dividendo del 16%.

Anno 1927.
Nel Santa Croce continuarono i lavori, avvicinandosi al loro completamento, e alla fine del 1927 era installata una potenza di 140.000 KW con una disponibilità di energia annua di 480 milioni di KWO.

Per quanto riguarda l'organismo di trasporto, venne messa in regolare servizio a 135 mila V. la linea Santa Croce - Portomaggiore e la Cabina di Portomaggiore.

Venne costruita una nuova linea a 50.000 V. da Portomaggiore a Bologna ed una da Padova a Lonigo.

Di notevole importanza nell'anno è l'operazione finanziaria (deliberata nell'Assemblea del 28 marzo) conclusa con la Banque pour Entreprises Electriques e con la Blaire & Co. e la Chase Securities Corporation per l'emissione di 5 milioni di dollari oro in obbligazioni 7% rimborsabili in 25 anni.

Le obbligazioni sono garantite da ipoteca sulle proprietà della Società del Cellina.

La creazione di un tale rapporto con l'Estero è stata occasione di un minuzioso esame da parte di tecnici e di contabili esteri, delle condizioni tecniche, economiche ed amministrative del Gruppo con un risultato favorevole e lusinghiero. E'di particolare rilievo il fatto che un prestito così importante abbia avuto per contropartita le sole attività immobiliari del Cellina, impegnando così il patrimonio di una sola, e non la più importante Società del Gruppo.

A conclusione di una minuziosa visita, i periti tecnici americani hanno valutato il valore commerciale di vendita degli impianti del Gruppo Adriatica (a Santa Croce ultimato) in 55 milioni di dollari.

Nell'Assemblea Generale straordinaria del 5 ottobre 1927 il capitale sociale veniva aumentato a 250 milioni. E le nuove 500 mila azioni venivano riservate tutte agli azionisti ed emesse alla pari.

Al capitale sociale venne distribuito un utile del 16%.
Anno 1928.
Nel 1928 la Società Adriatica ha maggiormente sviluppato il suo programma industriale e finanziario che, pur rimanendo fondamentalmente imperniato sulle Aziende Elettriche, si andava meglio orientando verso le altre imprese aventi carattere di pubblica utilità. Oltre l'aumento delle sue partecipazioni nelle varie Società in cui era prima interessata, ha particolare importanza la costituzione della Compagnia Generale degli Acquedotti.

Per quanto riguarda le Società Elettriche del Gruppo, la Società ha voluto approfittare delle facilitazioni concesse dal Governo Nazionale per la fusione e il concentramento di Aziende aventi affinità di scopi.

Venne così portata qualche modificazione nell'assetto finanziario di alcune delle Consociate Elettriche, nell'intento di portare miglioramenti tecnici ai vari servizi che erano affidati a Società diverse.

Così l'Interprovinciale ha aumentato il suo capitale da 12 a 60 milioni, concentrando in essa tutti gli organismi di trasporto e di distribuzione esistenti nella zona del Veronese.

La Società del Cellina ha aumentato il capitale da 49 milioni a 105, mediante il conferimento della centrale termica di Marghera e con la fusione della Società Elettrica del Porto Industriale.

La Società Friulana ha aumentato il suo capitale a 15 mifioni ed in essa si è fusa la Società Elettrica Mangilli.

Con l'acquisto delle Aziende Municipalizzate di Vittorio Veneto e con l'apporto di queste nella Società Elettrica di Valdobbiadene, si assicurava la maggioranza anche di questa Società.

Con la prosecuzione dei lavori del Santa Croce, che si possono ritenere quasi ultimati, mancando solo qualche lavoro di finimento e gli ultimi lavori di completamento dell'opera di presa e dell'argine di contenimento del lago, la potenza installata è salita a 175 mila KW.

Il dividendo distribuito nel 1928 è stato del 16%.

Aggiungiamo a chiarimento che nel corso del 1929 il capitale azionario della Società Adriatica è stato portato a 400 milioni.



RIASSUNTO DEL MOVIMENTO FINANZIARIO DELLA SOCIETA'ADRIATICA DI ELETTRICITA'.

Data: 31-12 - Capitale------------ Patrimonio-------Partecipazioni--Dividendo%
1906--------- 4.750.000----------- 4.306.943----------1.705.190---------6
1907--------- 6.000.000----------- 7.711.157--------- 2.021.539--------6
1908--------- 6.000.000----------- 8.850.203--------- 2.119.349--------6
1909--------- 6.000.000----------- 10.314.727--------- 1.566369---------6
1910--------- 6.000.000----------- 11.833.273--------- 1.930.829--------6
1911--------- 6.000.000----------- 14.033.162--------- 2.199.621 -------6
1912--------- 12.000.000---------- 20.527.364--------- 2.458.326--------6
1913--------- 15.000.000---------- 23.151.363--------- 2.498.899 -------7
1914--------- 20.000.000---------- 25.596.266--------- 3.001.959 -------7
1915--------- 22.500.000---------- 40.006.405--------- 10.644.557-------7
1916--------- 27.000.000---------- 29.195.283--------- 15.089.055-------7
1917--------- 36.800.000---------- 29.432.099--------- 27.263.422-------3
1918--------- 40.470.000---------- 27.512.251--------- 43.033.499-------4
1919--------- 60.000.000---------- 30.681.649--------- 57.867.178--------8
1920--------- 60.000.000---------- 32.324.207--------- 83.795.106--------9
1921--------- 100.000.000--------- 18.603.103--------- 123.840.899-------9
1922--------- 100.000.000--------- 19.225.219--------- 87.727.578--------10
1923--------- 100.000.000--------- 17.221.171--------- 109.852.371-------10
1924--------- 155.000.000--------- 16.994.424--------- 142.301.059-------10
1925--------- 230.000.000--------- 19.999.273--------- 162.441.740-------12,5
1926--------- 200.000.000--------- 26.271.534--------- 211.133.864-------16
1927--------- 250.000.000--------- 52.349.642--------- 233.895.430-------16
1928--------- 250.000.000--------- 25.408.664--------- 266.885.466-------16


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Last updated 19.2.2005